A tre anni di distanza dall'ultimo capitolo discografico, i Queens of the Stone Age si ripresentano nel 2026 con Perfecth, pubblicato da Matador. Formattato in una scaletta tirata ed essenziale di sole nove tracce, l'album si posiziona come un esercizio di sottrazione rispetto alle architetture più stratificate del passato recente, riallacciandosi a quel rock spigoloso e ritmicamente sincopato che costituisce la cifra identitaria della band.
Dal punto di vista della produzione e del missaggio, il disco mette in mostra un sound estremamente asciutto: le batterie hanno una risposta quasi priva di ambiente, con un rullante profondo e stoppato che enfatizza l'attacco del colpo a scapito della coda. Le chitarre abbandonano i muri di suono monolitici in favore di incastri timbrici saturi ma definiti, ricchi di frequenze medie abrasive e figure ritmiche in controtempo. Su questo telaio strumentale s'innesta la vocalità di Joshua Homme, sempre in bilico tra un falsetto vellutato e una cantilena beffarda, mixata in posizione avanzata e quasi priva di riverberi d'effetto.
Nel cuore dell'opera troviamo brani emblematici di questa direzione estetica. In Where the Goth Girls At?, la band gioca su un groove di basso dondolante in tempo di swing storto, su cui si innestano riff taglienti di chitarra quasi sintetici e una sezione centrale in cui le dinamiche crollano per poi esplodere in un ritornello volutamente dissonante. La successiva Mono mostra invece un'anima più ossessiva: un brano sorretto da una linea di batteria dall'incedere quasi motorik, dove l'armonia si sviluppa per stratificazione graduale di chitarre distorte e linee vocali sovrapposte che creano un'atmosfera claustrofobica.
Verso il finale, Phantom Limb rallenta i battiti proponendo un mid-tempo dall'armonia amara. Qui la scrittura melodica si fa più complessa, basata su intervalli minori e una gestione degli spazi dove il silenzio tra una pennata e l'altra diventa parte integrante del groove. La voce si muove con eleganza tra toni caldi nel registro grave ed improvvisi slanci acuti, mentre il missaggio lascia respirare i dettagli delle percussioni secondarie.
La coerenza interna di Perfecth è senza dubbio il suo punto di forza: la brevità della tracklist evita cali di tensione e restituisce un lavoro compatto, focalizzato sull'efficacia dei riff e sulla tensione armonica. Se da un lato manca la varietà stilistica di capolavori della loro discografia come ...Like Clockwork o l'impatto tellurico degli esordi stoner, dall'altro il disco dimostra una maestria invidiabile nel trattare la materia hard-rock con piglio moderno e ritmiche mai banali.
Perfecth saprà conquistare chi cerca il lato più spigoloso, ironico e ritmicamente maturo del gruppo, mentre potrebbe lasciare insoddisfatti quanti speravano in una svolta epica o in digressioni psichedeliche più estese.
