Quando nel 1998 i Queens Of The Stone Age licenziarono su Matador l'EP Where The Goth Girls At?, la band di Josh Homme aveva alle spalle solo l'omonimo debutto e una manciata di split. Ascoltarlo oggi, a distanza di decenni, restituisce la nitidezza di un manifesto sonoro: tre pezzi per circa quindici minuti in cui il desert rock smette di essere un'etichetta geografica e diventa architettura ritmica.
La title track apre con un riff di chitarra accordato in C standard, saturo ma non compresso oltre misura: il timbro è legnoso, gli armonici alti mordono senza stridere. La sezione ritmica - basso e batteria incollati dal missaggio - spinge a 112 bpm con una dinamica a onda quadra: niente fill, solo cassa e rullante in quarta, basso in ottavi costanti. Homme canta in registro medio-basso, fraseggio sillabico, melodia pentatonica minore che si risolve sul IV grado maggiore nel ritornello; l'effetto è ipnotico, non melodrammatico.
Insignificant Other rallenta a 96 bpm e introduce una progressione armonica più articolata: i-VI-III-VII in mi minore, con la chitarra che arpeggia le triadi lasciando spazio alle frequenze medio-basse. Il missaggio porta la voce in primo piano, riverbero a piatta breve, mentre il basso raddoppia la fondamentale con un sustain controllato. Il bridge spezza la simmetria: due battute in 5/4 mascherate da un rullante in controtempo, poi ritorno al 4/4 senza soluzione di continuità. Scrittura economica, zero ornamentazione.
Chiude Easy Street, il brano più lungo (oltre sei minuti). Struttura A-B-A'-coda: la sezione A ruota su un ostinato di due accordi (mi5-re5) con palm mute sincopato; la B apre su accordi aperti (sol-re-la-mi) con chitarra in clean e delay a quarti puntati. La dinamica sale per accumulo: entra il ride, poi il crash a ogni quattro battute, il basso passa a note intere. L'assolo - se così si può chiamare - è una variazione timbrica: stesso pattern ritmico, pickup al manico, tono più scuro. La coda sfuma in feedback controllato, nessun finale teatrale.
La coerenza della scaletta è assoluta: stesso timbro di chitarra, stessa tavolozza ritmica, stessa filosofia produttiva (presa diretta, pochi overdub, equalizzazione sottrattiva). Chi cerca varietà armonica o arrangiamenti orchestrali rimarrà deluso; chi apprezza la disciplina del groove, l'economia dei mezzi e la tensione generata dalla ripetizione troverà qui il DNA di una carriera. Voto: 7.5 - non un capolavoro, ma un documento fondativo senza grasso.
