Johnny Marr torna su BMG con The Age Of Everything, dieci brani che ribadiscono la sua cifra stilistica: accordature aperte, picking circolare e una tensione armonica che non cerca risoluzioni facili. La produzione, asciutta e centrata sui medi, privilegia la separazione tra le due chitarre - una ritmica, l'altra melodica - lasciando alla sezione ritmica il compito di sostenere l'impalcatura senza invadere lo spettro.
L'apertura Spin impone subito il lessico: un riff in mi minore che ruota attorno a una progressione I-♭VII-IV-I, con il chorus che si allarga su un accordo di nona maggiore, creando quel contrasto tra urgenza ritmica e apertura armonica che Marr coltiva dai tempi degli Smiths. La voce, mai protagonista, si appoggia su melismi brevi, quasi parlati, lasciando che sia la chitarra a cantare il tema principale.
Beyond the Rain sposta il baricentro su un medio-tempo in 6/8: l'arpeggio in picking alterna note a vuoto e corde premute, generando un movimento ondoso che il missaggio mantiene in primo piano. Il bridge introduce una modulazione verso il relativo maggiore, risolto da un ritorno al tonico tramite un accordo di settima diminuita - scelta armonica che denuncia una scrittura attenta alla tensione interna più che all'effetto immediato.
La scaletta procede per simmetrie: It's Time e How Come condividono una struttura strofa-ritornello-strofa con coda strumentale, ma la prima punta su una dinamica compressa, la seconda lascia respirare i transienti della batteria. Ophelia e That Feeling esplorano territori più vicini al pop-rock britannico anni Novanta, con cori doppiati in ottava e riverberi a piastra che ampliano l'immagine stereo senza scadere nel vintage di maniera.
La seconda metà - In and Out of Love, Just Once More, Fire With Fire, All in a Life - mantiene coerenza timbrica: nessun esperimento elettronico, nessuna deviazione acustica. È una scelta che garantisce identità ma rischia la monocromia per chi cerca varietà timbrica. Il missaggio, pur preciso, tende a comprimere la gamma dinamica sui ritornelli, appiattendo l'impatto emotivo delle aperture armoniche.
Marr dimostra ancora una volta di saper costruire architetture chitarristiche solide, dove ogni nota ha una funzione contrappuntistica. L'album piacerà a chi cerca songwriting classico, armonie non banali e una produzione che mette lo strumento al centro. Meno a chi pretende sorprese strutturali o una tavolozza sonora più ampia. Un lavoro onesto, ben suonato, che non forza la mano ma neppure la alza.
