C'è qualcosa di disarmante nel modo in cui sangiovanni e Alfa hanno scelto di raccontare la fatica di rimettersi in carreggiata. Sabato 24 ottobre, sul palco dell'Unipol Forum di Assago — sold out per l'ultima data del tour 2026 di Alfa — il duetto da domani ha preso vita per la prima volta davanti a un pubblico che conosceva già ogni parola.
Il brano finirà dentro TUTTO BENE GRAZIE, il nuovo album di sangiovanni in uscita venerdì 13 novembre per Sugar Music. Scritto con Alessandro La Cava e prodotto da CELO e Pietro Posani, il disco arriva dopo i singoli ti ho cercata (felicità) e ok buonanotte, quest'ultimo uscito appena il 9 ottobre e già anticipatore di certi immaginari domestici che ritroviamo nel nuovo pezzo.
"Sveglia presto, porto il cane fuori, la palestra e smetto con il fumo": il ritornello è una lista della spesa esistenziale, di quelle che si scrivono sui foglietti adesivi e si dimenticano entro mezzogiorno. Ma c'è una tenerezza precisa nel modo in cui i due artisti — nati a pochi anni di distanza, entrambi usciti dal laboratorio di Amici ma con traiettorie diversissime — si passano il testimone su promesse che sanno di non mantenere tutte. "Non faccio più gli stessi errori, te lo giuro", canta sangiovanni rivolgendosi a un Max che resta fuori campo, figura paterna o forse solo lo specchio di se stesso.
La seconda strofa sposta il fuoco sull'equilibrio chimico: "molto più serotonina, meno cortisolo". È la generazione che ha imparato a nominare i neurotrasmettitori prima ancora di saper gestire le emozioni. E poi la fuga, l'Argentina, il biglietto di sola andata, la cartolina che non arriverà mai. Troppe volte la musica italiana recente ha confuso la leggerezza con la superficialità; qui la leggerezza è una conquista, un modo per non affogare nel peso.
Alfa, dal canto suo, arriva da Genova e Napoli con Gigi D'Alessio (agosto) e dal singolo Eri solo da incontrare, presentato all'Arena di Verona a settembre. Il suo album Tempo al tempo è in rampa di lancio. Due percorsi che si incrociano in un brano che non cerca l'effetto featuring da classifica, ma la complicità di chi sta provando a crescere in pubblico, sbagliando ancora.
da domani non è un inno alla produttività. È una preghiera laica per chi si alza la mattina e prova a rifare il letto, annaffiare le piante, piegare le giacche sopra i pantaloni. "Penserò al futuro", chiude il ritornello. Domani, appunto. O forse dopodomani. L'importante è che la sveglia suoni.
