C'è un momento preciso in Un tranquillo funerale di famiglia in cui la tensione si scioglie: non in un abbraccio, ma in un assolo di tromba che esce dalla radio della cucina mentre qualcuno versa il terzo caffè della mattina. È lì che il film di Alessandro Pondi — presentato fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma — rivela la sua vera natura: non solo commedia nera su dinamiche familiari tossiche, ma partitura per ensemble disfunzionale.
La colonna sonora, firmata da Teho Teardo, non fa da tappezzeria: è personaggio. Teardo, che ha musicato da Il divo a Diaz, qui lavora per sottrazione. Niente archi melodrammatici, ma pianoforti preparati, field recording di piatti che sbattono, voci che si sovrappongono come contrappunti stonati. "Volevo che la musica sembrasse uscire dalla casa stessa", ha raccontato il compositore all'incontro con la stampa. "I rumori domestici diventano ritmo, i silenzi diventano pause scritte."
Ma la vera sorpresa per chi mastica musica sta nel cast: Giovanni Truppi, cantautore tra i più interessanti della scena indipendente italiana, debutta come attore interpretando il cugino "artista maledetto" che arriva al funerale con la chitarra in spalla e una ballata inedita in tasca. La sua Canzone per un'estinzione, scritta apposta per il film, gira già sui social in versione live registrata di nascosto durante le riprese. Accanto a lui, un cameo muto ma potentissimo: Rodrigo D'Erasmo (Afterhours, The Winstons) nei panni del becchino che fischietta Blue in Green mentre spalando terra.
Pondi, al secondo lungometraggio dopo La vita possibile, cita The Royal Tenenbaums e Festen come riferimenti, ma l'anima del film pulsa su frequenze tutte italiane: quel modo di litigare cantando, di dire ti odio a colpi di citazioni musicali, di usare una playlist condivisa come testamento. "La famiglia è la prima band in cui suoni", dice la protagonista (una magnetica Valeria Golino) in una scena chiave. "E non puoi scegliere i musicisti."
In uscita a novembre con Vision Distribution, Un tranquillo funerale di famiglia non è un film "sulla" musica. È un film che suona. E per chi cerca al cinema la stessa vertigine di un disco ascoltato a cuffie chiuse al buio, l'appuntamento è obbligatorio.
