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Addio a Juan Atkins: il padre della techno si spegne a 64 anni

Addio a Juan Atkins: il padre della techno si spegne a 64 anni

La musica elettronica ha perso il suo architetto fondamentale. Juan Atkins, l'uomo che ha concepito, battezzato e codificato la techno, è morto sabato a Città del Messico all'età di 64 anni. L'agenzia Greensmith Artists ha confermato il decesso: il DJ e produttore è stato trovato privo di sensi nella sua camera d'albergo poche ore prima di un set programmato. Trasportato in ospedale, è stato dichiarato morto poco dopo.

Nato a Detroit e cresciuto a Belleville, Michigan, Atkins ha formato negli anni '70, insieme ai compagni di scuola Kevin Saunderson e Derrick May, quello che la storia ricorderà come i Belleville Three — la trinità fondativa della Detroit Techno. Una alchimia nata dall'ascolto ossessivo di Kraftwerk, Yellow Magic Orchestra e dall'house che arrivava da Chicago, rielaborata attraverso il filtro industriale della Motor City.

Il primo atto ufficiale arriva nel 1980 con i Cybotron, duo formato con Rik Davis: l'album Enter (1983) è ancora oggi una pietra miliare, sintesi perfetta di funk robotico e visione futurista. Ma è nel 1985, con la nascita dell'etichetta Metroplex e lo pseudonimo Model 500, che Atkins firma il manifesto: "No UFOs" non è solo un brano, è l'anno zero. Quel 12 pollici attraversa l'Atlantico e ispira la compilation britannica Techno! The New Dance Sound of Detroit, esportando il suono di Detroit nel mondo.

"Juan Atkins ha inventato la techno, punto. L'ha concepita e battezzata", scriveva Rolling Stone nel 2025 inserendo "No UFOs" tra le 200 migliori canzoni dance di sempre. "Una delle sue tante innovazioni fu l'uso di alias multipli per differenti tipologie di lavoro". Una lezione di metodo, prima ancora che di suono.

Negli ultimi decenni Atkins non aveva mai smesso di suonare, produrre, viaggiare. La sua presenza nei festival — da Movement a Berlino, da Tokyo a Londra — era insieme testimonianza vivente e bussola per le nuove generazioni. Chi l'ha visto dietro i piatti negli ultimi anni racconta di un uomo che mixava con la stessa curiosità dei primi tempi, capace di far dialogare i suoi classici con le produzioni più recenti senza nostalgie di maniera.

La notizia ha scatenato un'ondata di cordoglio trasversale: da Jeff Mills a Carl Craig, da Richie Hawtin a Charlotte de Witte, l'intero ecosistema techno ha reso omaggio a chi ha tracciato le coordinate. "Senza Juan nulla di tutto questo esisterebbe", ha scritto May su Instagram, pubblicando una foto dei tre ragazzi a Belleville, sorridenti davanti a un synth.

La techno, come la intendeva Atkins, non era solo musica da ballare: era "musica che suona come la tecnologia", una proiezione sonora del futuro. Quel futuro oggi perde il suo inventore, ma le coordinate restano. Basta mettere su "No UFOs" o "Clear" per ritrovarlo, intatto, nel battito che non si ferma.

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