C'è una frase che Elena Tonra ripete spesso, quasi fosse un mantra: "Certi demoni non si sconfiggono del tutto, ma si può imparare a starci sopra". Non è rassegnazione, è consapevolezza. Ed è il filo invisibile che lega ogni nota scritta sotto il nome Ex:Re, il progetto solista che nel 2018 ha preso forma dalle macerie di una relazione finita, trasformando il dolore in una mappa notturna di suoni urbani, elettronici, cinematografici.
Chi segue i Daughter da quel lontano 2012 di If You Leave sa che la voce di Tonra non somiglia a nessun'altra. È un timbro che sta sospeso tra fragilità e ferocia, capace di sussurrare e graffiare nello stesso respiro. Sedici anni dopo, quella voce non ha perso un grammo di riconoscibilità. Anzi: il passaggio a Ex:Re l'ha resa ancora più nuda, più sua.
Il debutto omonimo del 2018 non era un semplice "side project". Era un atto di sopravvivenza. Brani come "The Dazzler" o "Crushing" non raccontavano la fine di una storia d'amore con la retorica del cuore spezzato, ma ne dissezionavano l'anatomia: le notti insonni, i messaggi non inviati, la geografia di una casa che improvvisamente fa eco. La produzione — minimale, sintetica, a tratti quasi industriale — faceva da specchio a un'interiorità fatta di vuoti e rumori di fondo.
Poi è arrivato il 2021 e con esso Ex:Re with 12 Ensemble. La stessa materia, rivestita d'archi. Un'operazione che poteva sembrare un vezzo orchestrale e che invece ha rivelato la solidità della scrittura: quelle canzoni reggevano il peso di un'arrangiamento sinfonico senza snaturarsi, anzi guadagnando una dimensione quasi sacra. La terapia si faceva rituale collettivo.
Oggi, a distanza di anni, Elena Tonra non ha pubblicato un nuovo album da solista. Ma chi la conosce — chi la ascolta davvero — sa che non serve. Il suo metodo è lento, deliberato. Scrive quando ha qualcosa da dire, non quando il mercato lo chiede. E nel frattempo, sui palchi dei Daughter o nelle rare apparizioni da Ex:Re, continua a dimostrare che la musica non serve a guarire. Serve a smettere di fingere che tutto vada bene.
Forse è questo il segreto della sua longevità artistica: non offre catarsi facili. Offre compagnia nel buio. E per chi ascolta, basta e avanza.
