Si è spento sabato mattina a Chattanooga, nel Tennessee, Richard Lloyd, storico chitarrista e cofondatore dei Television. Aveva 75 anni. Ad annunciarne la scomparsa è stata la famiglia, specificando che il musicista era affetto da colangiocarcinoma, un tumore delle vie biliari diagnosticatogli nel marzo 2026. Accanto a lui, negli ultimi istanti, la moglie Sheila e il cane Willie Mays.
Nato a Pittsburgh il 25 ottobre 1951 e cresciuto a New York, Lloyd ha iniziato come batterista prima di innamorarsi della sei corde. «Le mie batterie persero ogni colore — come nel Mago di Oz in Kansas — e tutto divenne grigio», scrisse nel suo memoir del 2017, Everything Is Combustible, descrivendo l'epifania che lo spinse a cambiare strumento.
Insieme a Tom Verlaine, scomparso nel 2023, Lloyd ha formato il cuore pulsante dei Television, una delle formazioni più innovative della prima ondata punk newyorkese. Mentre i contemporanei puntavano su accordi power chord sparati a volumi assordanti, i due chitarristi intrecciavano linee melodiche complesse, debitrici al jazz, all'art-rock e persino alle jam band. Un dialogo a sei corde che ha trovato la sua espressione massima in Marquee Moon (1977), album d'esordio considerato una pietra miliare non solo del punk, ma della storia del rock tout court.
La discografia del gruppo è essenziale: dopo il capolavoro d'esordio, solo Adventure (1978) e l'omonimo Television (1992), a distanza di quattordici anni. Eppure l'influenza di quel suono — nervoso, lirico, architettonico — continua a riverberarsi generazioni dopo.
Lloyd ha coltivato anche una carriera solista, pubblicando una manciata di dischi tra cui Alchemy (1979) e Field of Fire (1985), e collaborando con artisti come Matthew Sweet e John Doe. Negli ultimi anni, nonostante la malattia, aveva continuato a suonare e insegnare, trasmettendo quel approccio alla chitarra che definiva «non come sport, ma come conversazione».
Lascia un vuoto incolmabile nella musica che ha contribuito a plasmare. Come scrisse una volta Verlaine: «Richard suonava come se ogni nota fosse l'ultima, e la prima». Oggi quella conversazione si interrompe, ma l'eco dei suoi arpeggi continua a risuonare nei solchi di Marquee Moon e in ogni chitarrista che abbia mai osato guardare oltre il power chord.
