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Chloe Qisha, 'Fantasize': il debutto che conferma la nuova regina del pop teatrale e sfacciato

Chloe Qisha, 'Fantasize': il debutto che conferma la nuova regina del pop teatrale e sfacciato

Quando l'anno scorso Chloe Qisha finì sulla copertina di NME come "The Cover", la sensazione era chiara: ecco una popstar che non chiede permesso, si prende lo spazio. Allora stava per uscire Modern Romance, secondo EP che metteva in fila ambizione, scrittura tagliente e una produzione pop lucida, costosa nel senso migliore del termine. Da allora ha aperto i concerti di Coldplay, Sabrina Carpenter e RAYE, ed è finita nella longlist del BBC Sound Of 2026. Non male per chi, fino a poco prima, scriveva canzoni nella sua camera da letto a Londra.

Ora arriva Fantasize, il mixtape d'esordio che funziona come manifesto: quattordici tracce che allargano l'universo sonoro senza perdere il fuoco. Il marchio di fabbrica resta quel melodramma ABBA-incontra-Sabrina-Carpenter — archi che si aprono come sipari, cori da musical, ritornelli che sembrano scritti per essere cantati a squarciagola in macchina — ma Qisha non ha paura di deviare.

Cry About It ruba i cori da stadio alla Chappell Roan e li pianta su un synthpop pulsante, empowering anthem che sa di vittoria già al primo ascolto. Baby Girl invece scivola su un disco-funk lucido, basso che cammina e chitarre ritmiche alla Nile Rodgers, mentre lei ammira "gorgeous women" con la naturalezza di chi non deve giustificare nulla a nessuno. È pop queer-friendly senza bandiere, solo verità.

Non tutto atterra perfetto. Possessed (but in a hot way) parte con un basso gotico alla Depeche Mode che promette camp gotico, poi si perde in un arpeggio di pianoforte troppo sincero, troppo pulito, che smorza l'ironia. Peccato, perché l'idea c'era tutta.

Il vero cuore del disco, però, è altrove. Fantasize è, letteralmente, un hornfest. Qisha si diverte a disseminare doppi sensi come confetti a Capodanno. In Question Of The Day canta "When you play my G-string / Ain't talking 'bout my guitar" con un ammiccamento che si sente attraverso le cuffie. In YDH sogna un incontro casuale: "Pass me a knife for the tension between us, clutching my pearls at the thought of his... personality". La pausa prima di "personality" è tempismo comico da stand-up comedian.

La perla è He Likes Boys, flamboyant e ABBA-coded fino al midollo: scopre che il suo crush è gay e invece di farne una tragedia o una battuta a sue spese, ride della propria disperazione nel voler salvare l'insalvabile. "Maybe I could be the exception" — e il coro esplode in un crescendo teatrale che è insieme patetico e trionfale. Non prende in giro lui. Prende in giro se stessa. È questa l'intelligenza emotiva che manca a molta pop contemporanea.

Chloe Qisha ha 24 anni e scrive come se ne avesse vissuti quarantacinque di amori sbagliati, notti insonni, risate davanti allo specchio. Fantasize non è un disco perfetto, ma è un disco vero — e nel pop di oggi, questa è la vittoria più grande.

Voto: 8/10

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