Si chiude — almeno per ora — uno dei capitoli più torbidi che abbia mai coinvolto l'impero economico di Dolly Parton. Danny Nozell, l'uomo che per quasi vent'anni ha gestito gli affari della star del Tennessee, ha depositato giovedì scorso un avviso di rinuncia volontaria alla causa intentata contro Bryan Seaver, nipote della cantante e figlio di sua sorella Cassie.
Il documento, presentato presso la Cancelleria di Nashville, specifica che l'abbandono avviene "senza pregiudizio": una formula giuridica che lascia la porta aperta a un eventuale ripristino delle accuse in futuro. La mossa arriva a ridosso della scadenza per la replica alle negazioni formali presentate dai legali di Seaver e poco prima dell'udienza fissata per martedì, durante la quale il giudice avrebbe dovuto decidere se prorogare l'ordine restrittivo che teneva il nipote a mille piedi di distanza dai dipendenti e partner commerciali di Parton, oltre che dalle proprietà controllate da She's Alive LLC — la società che gestisce Dollywood e l'hotel-museo SongTeller di Nashville.
Lo scontro era esploso in settembre, quando Nozell aveva accusato Seaver di aver orchestrato una "campagna oscena, deliberata ed escalante di minacce" finalizzata a "creare paura e caos per estorcere denaro a proprio vantaggio". Al centro del contendere, una serie di messaggi provocatori — tra cui la frase "sto per diventare la mano della retribuzione" — che il manager aveva interpretato come segnali concreti di pericolo per la stabilità dell'impero Parton.
Seaver, dal canto suo, ha sempre respinto ogni accusa definendola infondata e strumentale. Nessuna delle parti ha commentato i motivi del ritiro né confermato l'esistenza di un accordo extragiudiziale. I legali di entrambi i fronti non hanno risposto alle richieste di Rolling Stone.
Resta da capire se dietro la marcia indietro di Nozell ci sia una strategia processuale, un accordo riservato o semplicemente la consapevolezza che le prove non reggerebbero il vaglio dibattimentale. Quel che è certo è che la "regina di Dollywood" — che non è mai comparsa direttamente negli atti — continua a osservare la vicenda da spettatrice privilegiata, mentre il suo impero da 650 milioni di dollari (stima Forbes 2023) prosegue la sua corsa tra parchi a tema, hotel, diritti d'autore e una leggenda che, a 78 anni, non accenna a sbiadire.
La prossima mossa, se ci sarà, spetterà ancora una volta alle carte bollate. Per ora, il sipario cala su una faida familiare che aveva tutti gli ingredienti per diventare un country-song drammatico: tradimenti, denaro, potere e una dinastia da proteggere.
