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Virginio e la lezione di empatia in "Dio nella pioggia": «Il divino si nasconde dove meno te lo aspetti»

Virginio e la lezione di empatia in "Dio nella pioggia": «Il divino si nasconde dove meno te lo aspetti»

C'è una scena in V per Vendetta che Virginio non ha mai dimenticato: la nonna del protagonista sussurra che "Dio è nella pioggia". Una frase che ribalta l'iconografia consueta — il divino associato al sole, alla luce, alla quiete — per collocarlo nel fragore dell'acqua che cade, nel disagio che bagna i vestiti e sporca le scarpe. Da quell'immagine nasce "Dio nella pioggia", il nuovo singolo del cantautore pugliese, fuori per Isola degli Artisti con distribuzione ADA Music Italy.

«Non è un brano religioso», precisa Virginio seduto di fronte a me negli uffici milanesi della label. «Il "Dio" del titolo può essere l'universo, il caso, qualcosa che sta sopra di noi e che non controlliamo. L'idea è che spesso chiediamo fiori e riceviamo pioggia — per usare un aforisma che cita anche nel pezzo — ma quella pioggia può essere benedizione, passaggio, rinascita. Dipende dallo sguardo che ci metti».

Lo sguardo, appunto. È la parola che ricorre di più nell'intervista. Quello rivolto a se stessi — «bisogna smettere di giudicarsi con la lente d'ingrandimento» — e quello rivolto agli altri. «Dovremmo andare tutti a lezione di empatia», dice con un mezzo sorriso che non nasconde la serietà dell'intento. «Non come corso di formazione aziendale, ma come esercizio quotidiano: provare a capire che la pioggia che bagna me sta bagnando anche te, e che magari tu non hai l'ombrello».

Musicalmente il brano segna una svolta: chitarre acustiche che richiamano il nuevo cancionero latinoamericano, una ritmica che strizza l'occhio al son cubano e una produzione — curata da Taketo Gohara — che lascia spazio al respiro della voce. «Ho passato mesi in Argentina e in Messico», racconta. «Lì la musica è comunità, è rito collettivo. Ho voluto portare un po' di quella verità qui».

Accanto al singolo c'è "Grazie al caso", il podcast in sei puntate su RaiPlay Sound dove Virginio dialoga con ospiti — da Ernia a Francesca Michielin — sul ruolo dell'imprevisto nelle carriere e nelle vite. «Il caso non è caos», spiega. «È la variabile che ti costringe a improvvisare, e nell'improvvisazione spesso trovi la tua voce più vera».

Il videoclip, girato tra i vicoli di Ostuni sotto un acquazzone vero — niente effetti speciali, «solo noi bagnati fradici alle tre di notte» — chiude il cerchio. La pioggia non come sfondo, ma come protagonista. Quella che non ti aspetti, che ti costringe a rallentare, a guardarti intorno, a vedere chi c'è accanto a te sotto lo stesso cielo grigio.

«Forse la lezione più grande», conclude Virginio mentre si alza per andare in studio, «è che non serve smettere di piovere per vedere il sole. Basta accorgersi che l'acqua, se la bevi, ti disseta».

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