C'è un filo rosso che lega i Sex Pistols ai vicoli di Firenze, i Clash alle rive dell'Arno, e quel filo si chiama Lech Kowalski. Dal 31 ottobre all'8 novembre, la 67ª edizione del Festival dei Popoli trasforma il capoluogo toscano nell'epicentro mondiale della memoria punk, celebrando i cinquant'anni esatti dalla nascita ufficiale del movimento — quel 1976 che cambiò per sempre la grammatica della ribellione giovanile.
Non è una semplice rassegna nostalgica. È un atto di resistenza cinematografica. Nella sezione "Let the music play", il festival presenta una retrospettiva integrale che abbraccia la celebre Trilogia Punk di Kowalski — D.O.A., The Punk Rock Movie, East of Paradise — fino al suo capolavoro biografico più recente. E il regista sarà lì, in carne e ossa, a presentare ogni proiezione e a tenere una masterclass che si preannuncia come una lezione di etica prima ancora che di estetica.
Kowalski non ha mai documentato il punk da turista. La sua macchina da presa è un'arma, la celluloide un caricatore pronto a fare fuoco. Ha vissuto nelle cantine, ha dormito sui pavimenti freddi dei club newyorkesi, ha respirato la stessa aria viziata di colla e speranze infrante dei suoi soggetti. Quando filma i Dead Boys o i Ramones agli esordi, non c'è distanza: c'è complicità. Il suo sguardo non giudica, testimonia. E in quel testimoniare sta la grandezza politica del suo cinema: restituire dignità a chi la dignità l'aveva persa, o l'aveva gettata via per scelta.
"Il punk non è morto, si è solo messo a fare l'archivista", scherza qualcuno nei corridoi del festival. Ma la battuta nasconde una verità: questo mezzo secolo non è una lapide, è un manifesto. La presenza di Kowalski — classe 1951, polacco di nascita, newyorkese d'adozione, cittadino del mondo per vocazione — ricorda che la resistenza dell'umano è un'arte eterna. I suoi film non invecchiano perché non hanno mai cercato di essere contemporanei: cercavano di essere veri.
Il programma prevede proiezioni giornaliere al Cinema La Compagnia e al Cinema Stensen, con incontri aperti al pubblico dopo ogni screening. La masterclass di Kowalski, in programma il 4 novembre, affronterà il rapporto tra immagine e sovversione, tra documentario e militanza. Un appuntamento imperdibile per chi crede che il cinema possa ancora essere, come diceva Godard, "la verità 24 volte al secondo".
