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Halloween 2026: quando le star rubano la scena (e i look) alle leggende della musica

Halloween 2026: quando le star rubano la scena (e i look) alle leggende della musica

Se c'è una notte in cui l'industria dell'intrattenimento smette di prendersi sul serio per diventare pura performance, quella è Halloween. L'edizione 2026 non ha deluso: tra party esclusivi e concerti-evento, musicisti e attori hanno trasformato il travestimento in dichiarazione d'intenti, omaggio generazionale e, talvolta, operazione nostalgia chirurgica.

Partiamo dall'evento che, anno dopo anno, è diventato il termometro dello zeitgeist: l'Heidi Klum Halloween Party al Cathedrale dell'Moxy Hotel di New York. La modella tedesca — regina indiscussa della ricorrenza da quando, nel 2000, si presentò come Lady Godiva — ha radunato il gotha della cultura pop. Tra i presenti, Janelle Monáe (sempre un passo avanti, quest'anno in un look afro-futurista che citava Sun Ra e Grace Jones), Lily Allen in versione dark academia e Zendaya, che ha scelto la via dell'eleganza minimal: un abito nero strutturato, zero protesi, solo态度.

Ma il vero fil rouge della serata è stato un nome: Dolly Parton. La regina del country, scomparsa ad agosto a 80 anni, è stata la musa involontaria di due delle performance più commentate. Lizzo ha ricreato uno dei look anni '70 della cantante: parrucca bionda platino, abito giallo scintillante, unghie lunghissime e quella postura — spalle indietro, mento alto — che Parton ha reso iconica. Non solo estetica: su Instagram Lizzo ha condiviso un ricordo personale, raccontando come Dolly le fosse stata vicina in un momento buio della sua carriera. "Stasera canto Jolene per te @dollyparton", ha scritto. Poche ore dopo, un video la mostrava al piano, voce rotta, mentre la folla cantava con lei.

Rita Ora, dallo stesso party newyorkese, ha puntato sulla stessa ispirazione ma con lettura diversa: più glamour, meno intima. Capelli biondi cotonati, abito western ricamato, stivali bianchi. Due omaggi, due approcci: uno che celebra l'eredità umana, l'altro l'icona visiva. Entrambi legittimi.

Dall'altra parte dell'East River, al Madison Square Garden, Harry Styles ha riportato in vita la sua tradizione "Harryween" con due concerti sold-out. Venerdì 30 ottobre, la prima serata si è aperta con un colpo di teatro: Styles sul palco vestito da Elvis Presley — jumpsuit bianca con aquile ricamate, basettoni, movenze studiate. Poi, a metà show, il cambio. Torna in scena con la giacca a quadri, la camicia sbottonata, i capelli lunghi e spettinati del 2010: l'outfit esatto dell'audizione a X Factor UK. La folla impazzisce. Parte "Isn't She Lovely" di Stevie Wonder, la stessa canzone che un sedicenne Harry cantò davanti a Simon Cowell. E lui, con quel mezzo sorriso che conosce chi lo segue da anni, ripete la battuta che lo ha reso umano prima che famoso: "Lavoro in una panetteria".

Il tocco da maestro? La band e i ballerini, ognuno vestito come una diversa "era" di Styles: dal ragazzo degli One Direction al rocker di Harry's House, passando per il dandy di Fine Line. Una retrospettiva vivente, coreografata con l'ironia di chi sa di essere diventato un classico mentre sta ancora scrivendo la propria storia.

Halloween 2026 ci ha ricordato che, nella cultura pop contemporanea, travestirsi non è fuga dalla realtà: è il modo più onesto per dire "questo sono io, e questi sono i miei riferimenti". Che si tratti di onorare una leggenda appena persa o di riabbracciare il proprio io di sedici anni, il costume diventa archivio emotivo. E il pubblico, per una notte, non è spettatore: è complice.

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