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Ino Casablanca - EXTASIAAAAA: il club che parla dai balconi di Belleville

Ino Casablanca - EXTASIAAAAA: il club che parla dai balconi di Belleville

Ci vuole coraggio, nel 2026, a intitolare un disco EXTASIAAAAA con otto A e a farlo durare venti brani. Ino Casablanca - nome d'arte che già suona come manifesto: l'ebbrezza (ino) che incontra il porto-mondo (Casablanca) - consegna un'opera-fiume che vuole essere insieme archivio sonoro della diaspora nordafricana in Francia e colonna sonora per after-hours senza confini. Il risultato è un ibrido affascinante e sfiancante, dove la produzione di matrice club (kick 909 compressi, sub-bass che vibrano nello sterno, synth acid che tagliano l'aria) convive con melodie rai, chaabi e gnawa trattate come sample da dissezionare.

L'apertura FREE CHEBA WARDA dichiara subito le coordinate: un loop di gasba processato fino a diventare synth lead, cassa dritta a 132 BPM, la voce di Ino che scivola tra darija e francese con quella cadenza parlata che è marchio di fabbrica. Il missaggio è chirurgico: ogni percussione (bendir, krakebs, tambourine) ha il suo spazio spaziale, la voce sta al centro ma non domina, è parte del ritmo. Funziona perché non c'è gerarchia: la tradizione non è citata, è usata come materia prima.

Il problema arriva alla traccia sette, BBY MAMA: struttura strofa-ritornello canonica, armonia statica su due accordi, un hook melodico che vorrebbe essere anthem da festival ma si risolve in un loop vocale ripetitivo. Qui la scrittura cede il passo alla funzionalità da DJ tool. Stesso discorso per DIMA RAVE e la sua gemella DIMA RAVE ENCORE: otto minuti complessivi di tensione costante senza release, efficaci in pista ma inerti in cuffia. La dinamica è piatta, il mastering spinge tutto a -3 LUFS integrated: guadagni volume, perdi respiro.

Si salva la title track EXTASIAAAAA, posta a metà scaletta come perno: tempo dimezzato, arpeggi di oud sintetizzato, un basso fretless che suona quasi jazz, la voce di Ino che finalmente canta - melismi veri, non flow - su una progressione modale che ricorda il miglior Rachid Taha. È il momento in cui l'album smette di essere playlist e diventa canzone. Peccato duri solo tre minuti.

La chiusura PARAMOUR tenta la carta dell'intimità: piano Rhodes, voce nuda, riverbero lungo. Onesta, ma arriva dopo settanta minuti di overstimulation; l'ascoltatore medio ha già fatto skip.

Coerenza della scaletta: poca. EXTASIAAAAA soffre della sindrome da streaming-era: troppi brani, troppi umori, nessuna cura dell'arco narrativo. Ascoltato in shuffle funziona meglio che in sequenza. La voce di Ino resta il collante: timbro nasale, dizione percussiva, capacità di passare dal parlato al cantato senza soluzione di continuità. È un interprete, non solo un curatore di vibes.

Collocazione in discografia: secondo album dopo l'EP Bled Beats (2024), conferma la direzione ma non compie il salto di qualità compositivo. Eredità artistica: sta a metà tra la lezione di Acid Arab e l'approccio da sound-system di DJ Khalab, con meno world-music patinata e più sudore da cantina.

Piace a: clubber curiosi, dj che cercano strumenti ibridi, fan della nuova scena parisina (Boukan Records, InFiné). Delude chi cerca: canzoni compiute, varietà timbrica, dinamiche vere. Un disco necessario per la scena, non ancora essenziale per la storia.

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