C'è un filo rosso che lega il canto partigiano di Bella Ciao alle chitarre distorte dei CSI, le ballate di De André ai monologhi di Ascanio Celestini. Quel filo è la resistenza — non solo come pagina di storia, ma come atteggiamento quotidiano, come scelta di campo artistica. La nuova stagione "Parole di libertà", in programma da ottobre a marzo tra il Teatro dell'Arte e spazi off come l'Apollo 11 e il Barrio's, costruisce proprio su questa tensione il suo cartellone: dodici appuntamenti dove il teatro non si limita a "usare" la musica, ma la fa nascere in scena, la smonta, la riassembla.
Aprirà "Fratelli d'Italia?", reading-concerto firmato da Francesca Della Monica — voce storica dell'avanguardia vocale — che riscrive l'Inno di Mameli attraverso lettere di condannati a morte, partigiane, migranti. Sul palco con lei, il chitarrista Emanuele Maniscalco (già con Rava e Petrella) a tessere paesaggi sonori tra noise e tradizione orale. A novembre tocca a Marta Cuscunà con "La semplicità ingannata": marionette a vista, loop station e una colonna sonora scritta da Stefano Pilia (Massimo Volume, In Zaire) che trasforma la vicenda di Sante Notarnicola in elegia post-rock.
Il cuore pulsante resta l'ibridazione dei linguaggi. Daniele Timpano e Elvira Frosini porteranno "Resistenti", spettacolo nato da un laboratorio con musicisti under 30: nessuna base registrata, tutto eseguito dal vivo — fisarmonica preparata, synth analogico, percussioni riciclate. "La musica non fa da commento", spiega Timpano, "è drammaturgia. Quando un attore canta, la voce si fa corpo, memoria, arma".
Chiude la stagione "Canto per un'Europa libera", progetto corale che riunisce Giovanna Marini, Davide Enia e il collettivo Cantieri Meticci: canti di lotta mediterranei, beat poetry, elettronica glitch. Un finale aperto, come dev'essere ogni vera resistenza. Biglietti da 12 euro, abbonamenti under 30 a 60. Perché la libertà, a teatro, si paga il giusto — ma va ascoltata forte.
