C'è un paradosso tutto italiano nel destino di Promessa: mentre colleghi come Sayf o Nayt cavalcano l'onda sanremese, il suo secondo album Morendo ad occhi aperti esce nel silenzio relativo di chi non ha vetrine televisive. Un peccato, perché tra i tanti nuovi arrivati sulla scena, il rapper milanese è forse quello che maneggia con più consapevolezza il mestiere difficile di raccontare il vuoto generazionale senza cadere nel vittimismo.
Il disco si apre con «Non sembriamo felici», manifesto programmatico: pianoforte solitario, voce femminile malinconica, uno sguardo lucido sulle miserie di una generazione che insegue una felicità disperata. La produzione di Idua — elegante, mai invadente — fa da collante a una tracklist che alterna momenti conscious e immediatezza, senza mai perdere coerenza.
Il sogno del successo nella jazzata «Grande salto» è poco più di un fantasma, che si fa soffocante in «Sto collassando», prodotta da Night Skinny con un profluvio di bassi che schiaccia il petto: "Spendo soldi e mi dimentico, non fa affatto bene / Social mi consuma l'anima, non fa affatto bene". È la sintesi perfetta del malessere contemporaneo, resa senza retorica.
Gli ospiti non sono decorazione: Ernia in «200 motivi» e Rrari Dal Tacco in «Montana» (tra violenza fantasticata e codici di strada) alzano il livello, mentre 22simba e Flaco G trasformano «Nulla di bello» in urlo rabbioso su un beat ossessivo e distorto. Le tracce più intime — «9 febbraio», «Prima», «In mezzo alla polvere» — mostrano una fragilità degna del miglior Tedua, quella che non si nasconde dietro la posa.
Promessa sta comodo sia nei passaggi emotivi che in quelli tecnici: ha basi tradizionali solide e sensibilità contemporanea. La sua trap ha importanti elementi autoriali, tali da renderlo un credibile cantautore urbano. Manca forse un pizzico di ambizione in più: il disco abita il suo stile senza staccarsene del tutto, senza il colpo d'ala che lo proietterebbe oltre la nicchia. Ma è un difetto veniale per un lavoro che, nel suo genere, non sbaglia un colpo.
Ascoltatelo prima che qualcuno decida che era "il disco dell'anno" solo quando sarà troppo tardi per farsene merito.
