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Psyché II: il Mediterraneo si fa groove, Napoli ne è il cuore pulsante

Psyché II: il Mediterraneo si fa groove, Napoli ne è il cuore pulsante

Ci sono dischi che arrivano puntuali, altri che sembrano aspettare il momento giusto per farsi sentire. Psyché II, secondo atto dell'omonimo progetto nato dall'intreccio di anime che gravitano attorno ai Nu Genea, appartiene alla seconda categoria. Tre anni dopo un esordio che aveva già mostrato i denti — quel jazz-funk psichedelico che odorava di salsedine e notti insonni — Marcello Giannini, Andrea De Fazio, Paolo Petrella e il nuovo arrivato Roberto Porzio consegnano un lavoro che non si limita a replicare la formula, la espande fino a farla esplodere.

Il Mediterraneo, nel primo album, era un'evocazione: mitologia, storia, suggestione letteraria. Qui diventa mappa tangibile, coordinate GPS di un viaggio che tocca Tunisi, Istanbul, Dakar, Buenos Aires, Ibiza. Napoli non è più solo lo sfondo, è il perno, il crocevia dove queste rotte si incrociano, si annusano, si mescolano generando groove che non conoscono confini. La sezione ritmica — già collaudata sui palchi dei Nu Genea — qui non accompagna: è la narrazione.

Due le voci che rompono la tradizione strumentale della band. Ziad Trabelsi, oud e tradizione arabo-mediterranea, presta il suo canto a Hurriya (We Must Resist), singolo che già l'anno scorso aveva anticipato la direzione: la libertà come atto di resistenza, titolo che in arabo non ammette sfumature. E Merve Daşdemir, già voce degli Altın Gün, che in Yallah porta l'anatolia nel ventre di Partenope. Non sono featuring decorativi: sono chiavi di lettura, ponti che la musica da sola poteva solo suggerire.

Si parte con Nyama, termine dell'Africa occidentale che indica una forza vitale, spirituale. È la dichiarazione d'intenti: qui la musica non intrattiene, evoca. Ogni traccia è un varco, ogni titolo una bussola. Non c'è comunicato stampa che spieghi il concept — e forse è meglio così — ma l'ascoltatore attento ci legge una geopolitica del ritmo, una mappa dei popoli che il Mediterraneo lo abitano, lo attraversano, lo subiscono e lo reinventano.

Psyché II non è un disco facile. Richiede tempo, volume alto, mente sgombra. Ma chi accetta la sfida scopre che sotto la patina psichedelica batte un cuore politico profondo, che non urla ma persuade. In tempi di muri e confini rialzati, undici musicisti napoletani — più due voci venute da lontano — ci ricordano che il mare, da sempre, unisce più di quanto divida. Basta saperlo ascoltare.

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