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Queens Of The Stone Age – 'Perfecth': il terzo atto dei re del desert rock è una dichiarazione d'amore

Queens Of The Stone Age – 'Perfecth': il terzo atto dei re del desert rock è una dichiarazione d'amore

Atto terzo, sipario alzato. I Queens Of The Stone Age si presentano nel 2026 con l'aria di una compagnia teatrale che ha deciso di mettere da parte le chitarre distorte per indossare il frac. Perfecth, nono disco in studio della band di Palm Desert, non è un ritorno alle origini né una resa dei conti: è una resa, tout court. Una resa all'amore, alla sua follia, alla sua geometria imperfetta.

Chi ha visto il film documentario girato nelle Catacombe di Parigi nel 2024 — o chi ha avuto la fortuna di assistere al successivo tour acustico, tutto velluto e luci da varietà — sapeva già che Josh Homme stava attraversando qualcosa. Un incontro ravvicinato con la morte, dicono le cronache. Quello che ne è uscito non è il solito disco da stadio, ma una suite da camera per anime inquiete.

It's Only Love apre le danze come un valzer funebre che riecheggia ancora tra quei corridoi pieni di teschi sotto la capitale francese. Orchestrale, avvolgente, quasi sospesa: "this twist of hope I'm hanging on" canta Homme, e la sua voce non ha più la sfrontatezza di un tempo, ma la grazia stanca di chi ha imparato a lasciare andare.

Poi arriva Insignificant Other, cugina più matura e meno lubrica di Make It Wit Chu. Homme ammette che "letting go is beautiful" parlando di un'ex persa tra "psychobabble, birth charts and spells". È il momento in cui capisci che Perfecth non farà la felicità dei festival estivi: questo è un disco da ascoltare da soli, di notte, con un bicchiere in mano e nessun posto dove andare.

L'approccio laterale, nato "baked until weird" sotto il sole del deserto, qui raggiunge l'ennesima potenza. Lo spirito libero delle Desert Sessions incontra la profondità emotiva di ...Like Clockwork. Where The Goth Girls At' è uno stomper paludoso e teatrale che non smette di sorprendere, mentre Mono — il picco atmosferico dell'album — fluttua come la cugina spaziale e più strana di Kalopsia.

Nove canzoni, nessuna sopra i cinque minuti. Nove tentativi di "cucire insieme tutte queste emozioni che ruotano attorno ad amore, lussuria, follia e quel tipo di saggezza che arriva come un regalo da tutto questo", come dice Homme. Missione compiuta. Perfecth non è perfetto — e meno male — ma è vero. E nel 2026, da una band che ha fatto della finzione la sua arma migliore, la verità suona come l'atto più sovversivo di tutti.

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