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Seventhirtyatmorning: la normalità come arma segreta in "Antione's Son"

Seventhirtyatmorning: la normalità come arma segreta in "Antione's Son"

C'è qualcosa di stranamente rassicurante nel premere play su Antione's Son, il nuovo album di Seventhirtyatmorning in uscita per RP. In un panorama rap dove ogni emergente sembra dover costruire una mitologia da blockbuster — pensate all'estetica Opium, al massimalismo post-Travis Scott, alle narrazioni cinematografiche che trasformano ogni rapper in un anti-eroe da graphic novel — il ragazzo di Minneapolis fa una scelta radicale: essere semplicemente se stesso.

Non che il pacchetto estetico manchi: i locs biondi tinti, il guardaroba curato che lo faceva scambiare per un artista prima ancora che lo diventasse davvero. Ma la svolta arriva quando, stufo di essere etichettato solo per l'apparenza, scarica BandLab e inizia a fare sul serio. Da ex studente dell'Università del Minnesota a presenza fissa nel ciclo hype dei blog Instagram, il passo è breve. I suoi mixtape si collocano in quella zona franca tra il plugg grezzo e da camera da letto di tdf e il lifestyle rap studiato a tavolino di ØWay.

In superficie, gli ingredienti sono quelli di sempre: melodie eteree, riferimenti alla droga, ad-libs a valanga. Ma basta scavare un attimo per trovare la differenza. Antione's Son funziona perché suona come il tuo amico che ti racconta le sue disastrose storie d'amore mentre siete spaparanzati sul divano a giocare a 2K. C'è la storia del tradimento a catena su "sick kid", narrata con filtri vocali alla Yeat su quella voce nasale che è il suo marchio di fabbrica. C'è il tentativo goffo di rattoppare una comunicazione in frantumi regalando un cucciolo su "vr" — chi non c'è passato' C'è la vacanza in Giappone rovinata dall'atteggiamento di lei ("souls attached"). E c'è l'onestà brutale di ammettere che il proprio consumo di Xanax ti rende una compagnia ingestibile: "Yeah, I said some fuck shit off the Xans, I ain't mean nothin", gracchia in modalità Lucki su "shooting deep".

Non tutto funziona alla perfezione. La stessa "shooting deep" viene affossata da un featuring russo con la bocca impastata che rovina l'atmosfera. E ci sono momenti in cui la formula melodie-arie-droghe-adlibs mostra la corda. Ma è proprio l'imperfezione a rendere il disco credibile. Seventhirtyatmorning non sta cercando di essere il prossimo supereroe del rap. Sta solo raccontando la noia di provincia, le relazioni tossiche, gli errori che fai quando hai vent'anni e troppi pensieri in testa.

In un 2026 dove l'algoritmo premia l'eccesso, Antione's Son vince per sottrazione. Non è un capolavoro che cambierà la storia del genere, ma è un disco che ti resta addosso. Come quelle conversazioni notturne che non vorresti finissero mai.

Voto: 7/10

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