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Telemakus: otto anelli d'argento e una rinascita suonata con i piedi

Telemakus: otto anelli d'argento e una rinascita suonata con i piedi

Otto anelli d'argento avvolgono le falangi di Telemakus. "Dormono con me, mangiano con me, suonano con me", dice il pianista e producer della Bay Area, al secolo Arjun Singh, mentre mostra le mani — e i piedi — che hanno dato vita a Eight Ring Revival, il suo lavoro più ambizioso e vulnerabile.

La genesi dell'album affonda in una notte di dolore acuto. La sindrome di Ehlers-Danlos, malattia genetica del tessuto connettivo che gli è stata diagnosticata in età adulta, aveva reso impossibile suonare il pianoforte in modo convenzionale. Invece di arrendersi, Telemakus ha chiamato un amico e gli ha dettato nota per nota, accordo per accordo, costruendo il brano al telefono. Quella sessione è diventata manifesto: la composizione come atto di fiducia, la disabilità come porta verso linguaggi inesplorati.

"Ho iniziato a suonare con le dita dei piedi", racconta ridendo, ma gli occhi restano seri. "Non è una trovata. È l'unico modo che ho per raggiungere certe estensioni, certi cluster. Il suono cambia. Diventa più percussivo, più terrestre."

Eight Ring Revival pulsa di questa fisicità reinventata. Jazz-fusion al nucleo, l'album assorbe funk, hip-hop e trame devozionali che Telemakus definisce "surrealiste". In 2054 — originariamente intitolata HerbieRiem — immagina un incontro tra Herbie Hancock e J Dilla: due padri spirituali che non si sono mai conosciuti, ma le cui eredità convivono nei suoi beat. L'ensemble che lo accompagna è una costellazione: batteristi, sassofonisti, vocalist, tutti chiamati a servire una visione che l'artista descrive come "canalizzata". "Io, i miei collaboratori, le mie dita dei piedi, gli anelli: siamo solo condotti".

Quando lo raggiungiamo, reduce da New York, ha appena visto Past Lives e Dìdi. "Il mio amico ha fatto la colonna sonora di Dìdi", dice. Anche lui ha firmato una colonna sonora: un documentario breve sul padre del regista, calciatore in Corea, poi immigrato a Orange County. "Scoring that was amazing", ripete in inglese, come se le parole italiane non bastassero a contenere l'emozione.

La conversazione torna agli anelli. Otto, come le tracce dell'album. Otto, come le direzioni cardinali più gli angoli. "Rappresentano la mia linea di sangue", spiega. "Mio nonno materno ne portava uno. Mio padre ne ha regalato uno a me per ogni compleanno importante. Sono preghiere indossabili".

Eight Ring Revival non è un album sulla disabilità. È un album sulla possibilità. Ascoltandolo, non senti la mancanza. Senti otto anelli che brillano nel buio, e un uomo che ha imparato a suonare il pianoforte con tutto il corpo.

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