C’è un momento preciso in cui la musica smette di essere intrattenimento e torna a fare il suo mestiere più antico: disturbare la quiete pubblica. Succede con "Esiste la vergogna?", il nuovo singolo che Tosca ha estratto da Feminae, l’album uscito lo scorso autunno per Leave Music. Un brano che porta le firme di Gegè Telesforo e Giovanni Truppi, con la partecipazione di Mama Marjas, e che affonda le radici nella tradizione dei Cantacronache — quell’esperienza intellettuale e artistica nata a Torino negli anni ’50 attorno a nomi come Sergio Liberovici, Margot, Michele L. Straniero, Fausto Amodei.
Il metodo è quello, inconfondibile: niente metafore, niente moralismi da salotto. Solo quadri di realtà messi in fila, come nel teatro brechtiano, lasciando che sia l’ascoltatore a trarre le conclusioni. Una canzone-cronaca, insomma. Quella che una volta si chiamava canzone sociale e che oggi, in Italia, fa fatica a trovare cittadinanza fuori dai circuiti ristretti.
E infatti la reazione non si è fatta attendere. Sui social è partita l’offensiva del solito "Chicco della Terza C" — pseudonimo dietro cui si nasconde un personaggio da tastiera — e della sua corte di seguaci. Il livello del dibattito? Quello che ci si aspetta: insulti, fraintendimenti voluti, la solita retorica del "cantante che fa politica" come se la politica non fosse la vita stessa di chi la subisce. Tosca, che di mestiere fa l’artista da quarant’anni e ha attraversato Sanremo, il teatro, la world music, la ricerca etnomusicologica, si ritrova a dover difendere un brano che non giudica, si limita a mostrare.
La domanda del titolo — esiste la vergogna? — non è retorica. È un’indagine. E la risposta, guardando i commenti sotto il video, sembra essere: no, non esiste più. Al suo posto c’è l’indignazione performativa, l’indignazione a comando, l’indignazione come merce di scambio per visibilità. Il metaverso, quello vero, non è fatto di visori e avatar: è fatto di parole svuotate di senso, di contesti cancellati, di storia ignorata.
Tosca non ha replicato. Non doveva. La sua risposta è nel disco, nel tour, nella coerenza di una carriera che ha sempre messo la cultura e la bellezza davanti alla comodità. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Gli altri continueranno a urlare nel vuoto, convinti di aver vinto una partita che non hanno neanche capito di stare giocando.
Feminae continua il suo cammino. "Esiste la vergogna?" gira nelle radio, nei festival, nelle playlist di chi cerca ancora nella musica qualcosa che assomigli alla verità. Il resto è rumore di fondo. Quello che, per fortuna, non riesce a coprire la voce di chi canta ancora per raccontare, non per piacere.
