Quando James Hetfield ti chiama per aprire i concerti della band metal più grande della storia, la risposta scontata sarebbe un sì immediato. Ma i Turnstile non sono una band qualunque, e la loro risposta ha sorpreso persino il frontman dei Metallica.
Durante l'ultima puntata del suo show radiofonico Riff Life su SiriusXM, Hetfield ha svelato il retroscena: "Li volevamo in tour con noi, e ci hanno detto di no. Stanno andando alla grande per conto loro già". Nessun risentimento, anzi. Hetfield ha riempito di complimenti il quintetto di Baltimora: "Ma che vibe portano sul palco. Sono divertentissimi. Andateli a vedere se potete. Come tante band, sui dischi suonano benissimo, ma dal vivo li capisci davvero".
L'ammirazione non è nuova. Già nel 2024 Hetfield era stato avvistato al festival norvegese Tons Of Rock accanto a Rob Halford dei Judas Priest, proprio durante l'esibizione dei Turnstile. Una sorta di passaggio di testimone ideale tra generazioni diversissime ma accomunate dalla stessa urgenza live.
Il rifiuto arriva in un momento d'oro per la band. Il quarto album Never Enough, uscito a giugno 2025, ha raccolto consensi unanimi — NME gli ha dato cinque stelle lodandone il suono "luminoso ed eccentrico" e la volontà di spingersi oltre i confini dell'hardcore. La nuova formazione live, arricchita dalla chitarrista britannica Meg Mills (entrata nel 2023), ha aggiunto freschezza a una macchina da guerra già collaudata.
L'apice recente? Il concerto gratuito del weekend scorso al National Mall di Washington DC: 60.000 persone ai piedi del Washington Monument, oltre 220.000 dollari raccolti per cause umanitarie in Palestina. Numeri da headliner, non da supporter.
Forse è proprio questo il punto: i Turnstile non hanno bisogno di aprire per nessuno. Hanno costruito il loro pubblico, il loro suono, la loro identità. E quando Hetfield dice "stanno bene da soli", non è una constatazione — è un riconoscimento.
