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Gli Amari tornano dopo nove anni: "Finta di niente" è il disco della maturità storta

Gli Amari tornano dopo nove anni: "Finta di niente" è il disco della maturità storta

Ci sono band che invecchiano male, altre che non invecchiano affatto. Gli Amari hanno scelto una terza via: invecchiare storti, come le loro canzoni. A un mese dall'uscita di Finta di niente (La Tempesta, 2 ottobre), il duo Pasta e Dariella si presenta all'appuntamento con nove anni di silenzio alle spalle e una valigia piena di pannolini, mutui, padri che se ne vanno e madri che restano.

Nel 2025 avrebbero potuto festeggiare i vent'anni di Grand Master Mogol con un tour celebrativo, quelle operazioni nostalgia che riempiono i club e rassicurano i bilanci. Hanno detto no. "Guardarsi indietro ci annoia", taglia corto Pasta, al secolo Andrea Pasta, mentre sistema il microfono. "Avevamo cose più urgenti da dire. E poi le reunion sono per chi ha finito le idee. Noi ne avevamo troppe, tutte nuove."

Finta di niente arriva come un pugno morbido. Undici tracce che scivolano tra il pop sghembo di sempre e una scrittura che ha smesso di nascondersi dietro l'ironia. "Genitori" apre il disco con una frase che fa male: "Mio padre non c'era / mia madre c'era troppo". Pochi secondi per riassumere una vita. "Non è autobiografia stretta", precisa Dariella, al secolo Dariella Gatti. "Ma quando diventi genitore, il rapporto con i tuoi genitori si ribalta. Diventi loro. E loro diventano bambini. È vertiginoso."

La vertigine attraversa tutto l'album. In "Mutuo" la precarietà economica si fa metafora di quella affettiva: "Trent'anni per una casa / tre minuti per distruggerla". In "Pediatra" la sala d'attesa diventa teatro dell'assurdo quotidiano. "Volevamo parlare della fatica senza farla pesare", spiega Pasta. "La leggerezza storta è l'unica che conosciamo. Se prendi tutto sul serio, affoghi. Se ridi di tutto, diventi cinico. Noi stiamo in mezzo."

Etichettati spesso come "band arrivata prima del tempo", precursori di quel cantautorato ironico che oggi domina le playlist, i due non si riconoscono nel ruolo di padri nobili. "Nessuna paternità", sorride Dariella. "Le idee circolano. Qualcuno le prende e le porta più lontano. Noi abbiamo solo avuto il coraggio — o l'incoscienza — di farle quando non erano di moda. La differenza sta tutta lì: non abbiamo aspettato il permesso."

Il disco è stato registrato in presa diretta, pochissimi sovraincisi. "Volevamo il suono della stanza", dice Pasta. "Quello che senti quando provi in salotto mentre i bambini dormono. Imperfetto, vivo. La perfezione è noiosa. Sbagliare liberamente, ecco cosa ci siamo concessi dopo nove anni."

Finta di niente chiude con "Niente", traccia strumentale di due minuti. Nessuna parola. Solo una chitarra che si spegne piano. "È il silenzio dopo la tempesta", dice Dariella. "O prima della prossima. Dipende da come la guardi."

Gli Amari ripartono dai club, niente teatri. Date fitte, sudate, vere. "Vent'anni fa suonavamo per noi", conclude Pasta. "Oggi suoniamo per chi c'era allora e per chi non era ancora nato. La finta di niente è finita. Adesso si fa sul serio. Storto, ma sul serio."

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