Iscriviti a OndaPop entra in classifica

Articolo

Jordan Davis, il nuovo singolo 'Mess' è un tuffo nel caos emotivo

Jordan Davis, il nuovo singolo 'Mess' è un tuffo nel caos emotivo

C'è una riga, in Mess, che ti si pianta in testa e non se ne va più: "Go ahead, leave me like the bed / Make me a mess". Vai pure, lasciami come il letto / Rendimi un disastro. Semplice, chirurgica, devastante. Jordan Davis ha scelto questa come nuova carta da giocare in radio, e il motivo è tutto in quelle due frasi: il country mainstream, spesso accusato di giocare sul sicuro, qui fa un passo di lato e guarda dritto nel baratro.

Il concept è di quelli che piacciono ai manuali di psicologia pop: rifare il letto la mattina è l'abitudine che ti dà l'illusione del controllo, l'ordine che precede la giornata. Lasciarlo disfatto, invece, è ammettere la resa. Davis — insieme al fratello Jacob, a Travis Wood e al produttore di fiducia Paul DiGiovanni — trasforma il gesto domestico in metafora di una ricaduta annunciata. Il protagonista della canzone sta bene, anzi: sta bene bene. Ha rimesso in ordine la vita dopo una relazione tossica. Ma basta una chiamata, un "sai che sono 10 tipi di pazzo", e il castello crolla. Chiama lei. Sa che non dovrebbe. Lo fa comunque.

"È un tizio triste", commenta Davis con quella sua ironia secca. "Gli servirebbero più amici". Una battuta che nasconde la consapevolezza di chi sa di aver scritto un personaggio vero, non una macchietta da country radio. E la verità è che Mess funziona proprio perché non giudica: racconta la debolezza senza scuse, la consapevolezza che non basta a salvarti.

Il brano arriva in un momento di svolta per il cantante della Louisiana. Dopo il successo planetario di Buy Dirt (scritta proprio con Jacob) e il featuring con Luke Bryan su Buy Dirt — scusate, Backseat Driver — Davis ha detto chiaro ai collaboratori: "Se resti uguale, se registri le stesse canzoni, non stai crescendo". Parole che suonano come un manifesto. DiGiovanni, che ha firmato produzioni per Alana Springsteen e lo stesso Bryan, ha raccolto la sfida: meno lucidatura da stadium, più spigoli, più verità.

Il risultato è una produzione che respira: chitarre che non coprono la voce, un groove che sta nel mezzo tra il country-rock anni '90 e qualcosa di più contemporaneo, quasi R&B nella cadenza. La voce di Davis, sempre calda e centrata, qui si concede crepe controllate — quel falsetto nel bridge, quella pausa prima dell'ultimo ritornello — che fanno la differenza tra un singolo radiofonico e una canzone che ti porti dietro.

Non è una rivoluzione, sia chiaro. Mess resta un brano pensato per la country radio, con la sua struttura classica e l'hook che ti entra in testa al primo ascolto. Ma è il tipo di singolo che un artista fa quando decide di smettere di compiacere e iniziare a rischiare. E se il pubblico premia la mossa — i primi dati streaming sono incoraggianti — potrebbe essere il segnale che il country mainstream è pronto per storie meno patinate, più vere.

Intanto Davis è in tour, e Mess dal vivo assume un'altra dimensione: il pubblico canta quel "make me a mess" come un'esorcizzazione collettiva. Qualcuno alza il telefono, illumina il buio. Qualcun altro, forse, sta pensando a una chiamata che non dovrebbe fare. La musica country, quella migliore, è sempre stata questo: riconoscersi nelle crepe altrui per non sentirsi soli nelle proprie.

Vota e commenta

Un solo gesto: scegli i vinili e scrivi cosa ne pensi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi ogni settimana le recensioni, le liste e le novita direttamente nella tua casella email.