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Trump già piange: «Non è colpa mia» dopo la disfatta repubblicana alle midterm

Trump già piange: «Non è colpa mia» dopo la disfatta repubblicana alle midterm

Quando le cose vanno storte, ci si aspetta che i leader cerchino risposte. Eppure, di fronte a quella che si profila come una storica débâcle per il Partito Repubblicano, Donald Trump ha già individuato il colpevole: i suoi «idioti lacchè» che lo hanno tradito.

Le midterm 2026 si sono trasformate in un referendum sull'instabilità trumpiana. La guerra in Iran, i dazi draconiani e un'economia globale in tilt hanno fatto schizzare i prezzi di benzina e beni di consumo, trascinando al fondo la popolarità del presidente. Candidati che per anni avevano cercato la sua benedizione si sono ritrovati a prendere le distanze, disperati per non affondare insieme a lui.

Ma nella narrazione di Trump, nulla di tutto questo è colpa sua. «La qualità dei candidati conta, e il presidente Trump ha fatto un lavoro migliore nel promuovere molti dei nomi in scheda rispetto a quanto i candidati stessi abbiano fatto», ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca a Peter Doocy di Fox News, chiudendo con un tono di sfida: «La determinazione del presidente Trump di fermare la Sinistra Radicale diventerà solo più forte. Allacciate le cinture».

Poco dopo, lo stesso Trump ha affidato a Truth Social la sua versione: «Non ero in scheda e se lo fossi stato avremmo vinto A VALANGA!». Il post arriva alle 22:37, proprio mentre le reti danno per vinto in Texas il democratico James Talarico.

La realtà, però, è che Trump era eccome in scheda. Era il suo impatto sull'economia che i repubblicani combattevano, la sua agenda che tentavano di difendere, la sua retorica che cercavano di imitare. Fattori che in passato avevano portato vittorie al GOP, ma in condizioni economiche ben diverse. Quest'anno gli elettori hanno visto il conto presentarsi tutto insieme: inflazione, guerra, caos. E hanno votato di conseguenza.

La strategia dello scaricabarile non è nuova. Già nel 2018 e nel 2022 Trump aveva addossato le sconfitte a candidati «non abbastanza leali» o a «macchine elettorali corrotte». Ma stavolta il contesto è più pesante: un'economia che arranca, un conflitto allargato in Medio Oriente e un elettorato stanco dell'instabilità. La base resta compatta, ma il centro — quel blocco di indecisi che decide le elezioni — si è spostato.

Intanto, la Casa Bianca promette «risoluzione più forte». Una frase che suona più come minaccia che come analisi. Perché se c'è una lezione che le midterm 2026 consegnano agli annali, è che nemmeno il più abile showman può nascondere la realtà dietro un post sui social. La valanga, questa volta, ha travolto proprio lui.

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